Forfettario: perché i contributi INPS ti sorprendono sempre
Nel forfettario l'INPS pesa quasi sempre più delle tasse, e le due gestioni funzionano in modo opposto. La differenza tra Gestione Separata e artigiani/commercianti, spiegata con i numeri del 2026.
Chi apre una partita IVA forfettaria si concentra sull’aliquota: 5% i primi anni, poi 15%. È il numero di cui parlano tutti ed è il più piccolo dei due che pagherai.
Prendi un professionista che incassa 30.000 euro al primo anno. L’imposta sostitutiva è 865 euro. I contributi INPS sono 6.100. Sette volte tanto.
Non è un caso limite, è la situazione normale. Eppure i contributi restano la parte che quasi nessuno calcola in anticipo, per un motivo preciso: funzionano in due modi completamente diversi a seconda di dove sei iscritto, e quasi tutto quello che si legge online mescola i due casi.
Le due gestioni funzionano al contrario
Gestione Separata: paghi in proporzione
È dove finiscono i professionisti senza un albo con cassa propria: consulenti, sviluppatori, copywriter, formatori, grafici, la maggior parte di chi lavora da solo.
Il meccanismo è lineare. Si versa il 26,07% sul reddito imponibile: fatturi tanto e paghi tanto, fatturi poco e paghi poco. Se in un anno non fatturi nulla, non devi nulla.
Qui nasce il fraintendimento più diffuso. Girano ovunque i 18.808 euro presentati come “minimale”, e in molti leggono che sotto quella cifra si paga comunque un minimo. Non è così. Quella soglia riguarda la pensione, non il portafoglio: è il reddito che serve per farsi accreditare un anno intero di contribuzione. Sotto, versi meno e ti accrediti proporzionalmente meno mesi. Nessun importo minimo dovuto.
La circolare INPS che fissa i valori del 2026 intitola quel paragrafo, testualmente, “Minimale. Accredito contributivo”. È una questione di anzianità pensionistica, e conviene saperlo per un altro motivo: se fatturi poco per diversi anni, stai accumulando meno anni di contributi di quanti immagini.
Artigiani e commercianti: paghi comunque
Qui il meccanismo è rovesciato. Esiste un contributo fisso dovuto a prescindere dal reddito: circa 4.521 euro l’anno per gli artigiani, 4.612 per i commercianti, versati in quattro rate.
A prescindere vuol dire proprio a prescindere. Anche se l’attività va male, anche se fatturi zero.
Sopra i 18.808 euro di reddito si aggiunge una percentuale sulla parte eccedente, 24% per gli artigiani e 24,48% per i commercianti, che sale di un punto oltre i 56.224 euro.
La conseguenza pratica è pesante e si vede meglio con i numeri. Un artigiano che incassa 10.000 euro con coefficiente al 40% ha 4.000 euro di reddito imponibile, ma versa lo stesso 4.521 euro di contributi. Porta a casa poco più della metà di quello che ha fatturato. Nessun calcolatore che fa “fatturato meno il 15%” ti avvisa di questo.
Il terzo fattore: il tempo
Anche chi ha fatto bene i conti viene preso in contropiede dalle scadenze, per la stessa ragione che vale per l’imposta: il primo anno versi meno di quello che maturi.
Poi arriva l’anno due, con il saldo del primo anno e gli acconti del secondo nello stesso periodo. Se hai speso tutto pensando che il primo anno rappresentasse il tuo tenore di vita normale, il secondo è dove il conto presenta il resto.
Per le gestioni artigiani e commercianti c’è un’attenuante, perché il fisso si paga a rate durante l’anno e il carico risulta più distribuito. La parte eccedente il minimale però segue le stesse scadenze dell’imposta, e si accumula allo stesso modo.
La riduzione del 35%: conviene?
Artigiani e commercianti in regime forfettario possono chiedere una riduzione contributiva del 35%. È facoltativa e va richiesta: chi ne beneficia già prosegue in automatico salvo rinuncia, chi ha aperto nel 2025 doveva farne domanda entro fine febbraio 2026, chi apre nel 2026 deve comunicarlo appena riceve il provvedimento di iscrizione.
Il vantaggio immediato si vede subito: su un contributo di 7.800 euro se ne risparmiano circa 2.700 l’anno.
Il costo arriva molto dopo, ed è per questo che si sottovaluta. I contributi ridotti valgono meno anche per la pensione, sia come importo sia come anzianità accreditata. Più che uno sconto è uno spostamento di soldi dal tuo futuro al tuo presente.
Non c’è una risposta valida per tutti. Ha senso quando la liquidità di oggi è il problema che ti impedisce di lavorare, molto meno se la stai chiedendo solo perché “così pago meno”. È una decisione da prendere con il commercialista, guardando la tua posizione contributiva complessiva, soprattutto se hai altri anni versati altrove.
E lo sconto del 50%? Quello è chiuso
Conviene chiarirlo, perché in giro si trovano ancora articoli che lo presentano come disponibile. La Legge di Bilancio 2025 aveva introdotto una riduzione più generosa, del 50% per 36 mesi, riservata a chi si iscriveva per la prima volta nel corso del 2025 alle gestioni artigiani o commercianti.
Quella misura non è stata prorogata. Chi apre l’attività nel 2026 non può richiederla e ha a disposizione solo la riduzione ordinaria del 35%. Chi invece si è iscritto nel 2025 e l’ha ottenuta continua a beneficiarne anche sui contributi del 2026, fino a esaurimento dei tre anni, e alla scadenza può passare al 35%.
Se hai aperto nel 2025 e non hai mai presentato la domanda, parlane subito con il commercialista.
Cosa fare, concretamente
Scopri in quale gestione sei, prima di tutto. Cambia il metodo di calcolo, non una percentuale. In Gestione Separata accantoni una quota; da artigiano o commerciante devi garantirti il fisso qualunque cosa succeda.
Fai il conto con i numeri tuoi. Il calcolatore del forfettario distingue le due gestioni, applica il contributo fisso dove serve e ti dice quanto accantonare al mese.
Metti da parte dal primo incasso. Ne parliamo in dettaglio in quanto accantonare ogni mese, ma il principio sta in una riga: i contributi sono un costo del lavoro che stai facendo adesso, anche se l’INPS te li chiede tra un anno e mezzo.
Dove entra uRekoin (dichiarazione di parte)
Lo scrive chi sviluppa uRekoin, quindi vale come dichiarazione di parte. L’app ha una modalità per redditi variabili e buste di risparmio con obiettivo, e la busta dei contributi si riempie a ogni incasso restando fuori dal budget disponibile. Le spese si registrano da sole leggendo le notifiche della banca, senza accesso al conto.
La parte che conta di questo articolo però non richiede nessuna app. Richiede di sapere in quale gestione sei e di non considerare tuoi dei soldi che non lo sono.
Articolo informativo, non sostituisce il commercialista. Gli importi sono quelli fissati dalle circolari INPS 8 e 14 del 2026 e valgono per l’anno in corso.